Prefazione

Nel suo romanzo "La recita di Bolzano" ("Vendégjéték Bolzanóban") Sándor Márai fa dire al protagonista, il veneziano Giacomo Casanova, impegnato in un’appassionata apologia della propria citta natale: "Venezia non e soltanto quel che si vede di lei. Quanti sono a conoscerla?... Bisogna esserci nati, per conoscere Venezia!".
Venezia, sostiene il Casanova di Márai, "non e soltanto il luccichio bagnato delle calli anguste e il chiaro di luna sui piccoli ponti". Particolari che anche lo sguardo dello straniero o del visitatore di passaggio riesce ad imprimere nella retina e a portare con se nel proprio ricordo. Venezia, egli sembra dire, e molto di piu dell’oro dei palazzi e dei riflessi delle sue acque. E uno stato d’animo, mi sentirei di aggiungere, in cui convivono un senso di liberta e di orgoglio nel trovarsi in uno dei luoghi piu belli del mondo ed una quieta felicita appena offuscata di malinconia per il destino cosi fragile di questa citta. Un sentimento complesso che, forse ancor oggi, solo i veri veneziani possono avvertire ed essere capaci di comunicare all’esterno.
Margit Lőkös ("Gí" nella sua arte di fotografa) non e certo nata né ha mai vissuto stabilmente a Venezia. Eppure, guardando le affascinanti immagini di questo libro (cui fanno da corredo i testi altrettanto stimolanti del grande poeta e scrittore Kamil Kárpáti) verrebbe quasi di pensare il contrario. Tanto questa donna ungherese innamorata dell’Italia e stata capace di carpire con il proprio sguardo cio che gli occhi di un comune viaggiatore non saprebbero vedere. Autenticamente "veneziano" puo dirsi dunque il suo modo di porsi davanti agli scenari - ora grandiosi ora piú intimistici - che l’apparecchio fotografico ha saputo registrare. Come se solo per lei e attraverso di lei quelle immagini - case, palazzi, canali, calli e campielli - disvelassero il segreto di un "topos" fatto di emozioni prima ancora che dei due elementi fondamentali del fascino intatto della citta lagunare: l’acqua e la pietra.
Acqua ora scura e misteriosa, ora lucente e ricca di magici riflessi. Elemento liquido che fa di Venezia qualcosa di unico al mondo, creando la sensazione che le costruzioni siano su di esso sospese e fluttuino quasi con il lento incresparsi dei canali in cui il vento soffia sottile. Pietra dorata dal riflesso del sole, che nell’acqua si confonde ed emerge vittoriosa ancorché corrosa dal tempo, in una citta che piu di ogni altra su questa terra riesce ancora a farci dimenticare la dimensione temporale ed il suo inesorabile fluire.
Tutto questo é nelle fotografie di "Gí", e molto ancora. Venezia e unica nel vero senso della parola ed occorrono molti viaggi e molta pazienza per coglierne appieno tutti i doni che essa sa dispensare: quei lunghi viaggi e quella pazienza che questa grande fotografa ha certamente avuto per raggiungere risultati cosi sorprendenti. Si sa che l’arte fotografica, piu di ogni altra, e capace non solo di descrivere fedelmente la superficie delle cose ma di imprimere al tempo stesso nell’immagine, di trattenere nell’inquadratura, cio che sta dietro alle cose stesse, il loro intimo significato che solo l’occhio dell’artista e capace di vedere. E quanto "Gí" ha fissato con il proprio sguardo ed ha saputo trasmetterci, una volta di piu, in centinaia di immagini di grande raffinatezza ed emozione estetica, oggi rese pubbliche per la nostra felicita.


Paolo Guido Spinelli,
Ambasciatore d’Italia in Ungheria